Coronavirus: come abbiamo dimostrato la gravità delle nostre azioni tramite una simulazione virtuale

Coronavirus: come abbiamo dimostrato la gravità delle nostre azioni tramite una simulazione virtuale

Sto per firmare un provvedimento che possiamo sintetizzare: ‘Io resto a casa’. Non ci saranno zone rosse o zone gialle, ma tutta l’Italia sarà zona protetta”.

Così annunciava, in diretta nazionale, il premier italiano Giuseppe Conte il 9 marzo 2020. Da quel giorno la vita di tutti i cittadini del Bel Paese è cambiata: uscite ridotte al minimo e per motivi di stretta necessità, esercizi commerciali chiusi tranne quelli che riforniscono di beni primari e quarantena per tutti. La diffusione del coronavirus, tragica nel nostro Paese per numero di contagi e di decessi, ha costretto il governo a prendere contromisure altrettanto drastiche.

# Come ha reagito la popolazione?

Bene, ma si poteva fare di più. Si può fare di più. I numeri delle denunce delle forze dell’ordine a privati cittadini che disattendono le regole ferree imposte dal Ministero aumentano di giorno in giorno, e allora sorge spontanea una domanda: abbiamo tutti capito quanto il problema sia, effettivamente, grande?

Noi di Dynamic Range ci siamo imbattuti in un pezzo del Washington Post, autorevole quotidiano statunitense, che ha provato ad analizzare in maniera semplice ed efficace il fardello del COVID-19 e della sua espansione in tutto il mondo. Per farlo, i miei colleghi statunitensi hanno elaborato delle simulazioni grafiche piuttosto intuitive che tendevano ad evidenziare la velocità del contagio nella popolazione in contesti differenti: libera circolazione, distanziamento sociale e quarantena volontaria.

Io e i miei colleghi di DR abbiamo però subito notato un difetto nell’analisi del Washington Post, che lo stesso autore dell’articolo ha comunque evidenziato nella conclusione del pezzo: l’assenza del conteggio delle vittime.

  • Screen della simulazione eseguibile sul Washington Post

Questo dato in particolare è fondamentale per la sensibilizzazione della cittadinanza, poichè balza tristemente all’occhio ogni giorno, considerato l’innalzarsi della cifra dei morti nel nostro Paese ma non solo. Dopodichè, a catena, sono nati nuovi interrogativi riguardanti le numerose variabili che agiscono nella diffusione del virus e, soprattutto, che causano il decesso delle persone che lo accusano: l’età, l’eventuale assenza di posti letto in terapia intensiva, il numero di infetti causati da un singolo ammalato di COVID-19 e così via. Il tarlo nelle nostre menti era ormai nato e ci siamo posti la fatidica domanda:

“perchè non proviamo noi a creare una simulazione che sensibilizzi i cittadini italiani, e non solo, a restare a casa per contrastare il numero crescente di contagi?”.

E così, in cinque giorni di duro lavoro e tanto tempo libero, abbiamo dato vita al nostro progetto.

# Il simulatore di Dynamic Range Studio

ATTENZIONE: Le simulazioni da noi create non effettuano delle proiezioni future sul reale sviluppo della diffusione del coronavirus in Italia o nel mondo, ma sono puramente indicative e volte a sensibilizzare ognuno di noi circa l’importanza di seguire le direttive di isolamento decretate dal governo italiano.

I dati da noi raccolti e utilizzati in partenza nelle simulazioni rispettano quelli comunicati dal Ministero della Salute, che quotidianamente aggiorna il bollettino degli infetti, dei guariti e dei deceduti sul proprio sito ufficiale.

Il primo passo è stato creare la popolazione virtuale. Gabriel Spanu e Giorgio Fausto Canu, gli sviluppatori di DR, hanno riprodotto in proporzione il numero di cittadini presenti in Italia (seimila anzichè sessanta milioni, per ovvie ragioni pratiche). Una volta “contagiato il primo cittadino”- ossia riprodotto il paziente zero colorando di rosso uno dei pallini a schermo - e verificato il funzionamento del contagio a catena con gli altri individui, Spanu e Canu hanno inserito le variabili che vedremo ora insieme.

  1. La capacità di contagio ("R con zero"): La prima variabile inserita è stata la capacità di contagio di ogni infetto verso altri individui. Il dato, indicato scientificamente con la dicitura “R con zero”, oscilla tra il 2 e il 3 secondo quanto comunicato dagli ultimi studi sul coronavirus. Ciò significa che ogni persona affetta da COVID-19 ne contagia, in media, altre due o tre. Tramite l’utilizzo di svariati sistemi, volti a modificare l’ambiente nel quale i pallini si muovono e che rappresenta un’Italia immaginaria, siamo riusciti a far rispettare tale dato.

    • dettaglio di un contagio propagato da una persona infetta (rossa) alla popolazione sana (bianca)
  2. L'età degli individui: Il secondo step è stato affidare ad ogni individuo un’età. La suddivisione per fascia d’età della nostra popolazione virtuale rispecchia quella italiana, così come la reazione al virus nell’organismo virtuale riflette quella che si verifica nella realtà. Ossia, se una persona over 65 in carne ed ossa ha maggiori possibilità di rimanere ucciso dal COVID-19 rispetto ad un giovane di vent’anni, anche nella nostra riproduzione virtuale il meccanismo risulta analogo.

  3. I posti letto in terapia intensiva: Il terzo passo è stato quello di stabilire i posti letto in terapia intensiva disponibili in proporzione a quelli realmente presenti negli ospedali del nostro Paese. Questa variabile è fondamentale, poichè quando i posti letto si riempiono, i cittadini infetti non avranno la possibilità di ricevere cure mediche adeguate. Nella nostra simulazione questo si riassume in una percentuale di mortalità maggiore per ogni persona che si ritrovi contagiata dopo che i posti in terapia intensiva risultino esauriti.

    • zoom sulla città con gli abitanti simulati, legenda [bianco: sano | rosso: contagiato | giallo: in isolamento domestico | nero: deceduto dall’infezione | verde: guarito]

Una volta stabiliti questi paletti per definire il numero di decessi causati dal virus, abbiamo proceduto nel creare lo stato di quarantena istituito dal Ministero il 9 marzo. Per farlo, ci siamo affidati alla cartina geografia del nostro paese di residenza, Usini. In realtà, avremmo potuto prendere come esempio qualsiasi cittadina, l’essenziale era costruire delle abitazioni (dei rettangolini nella nostra mappa virtuale) nei quali rinchiudere gli abitanti (le palline). Usini diventa quindi la riproduzione dell’Italia in scala nella quale vivono seimila cittadini, distribuiti in maniera uniforme all’interno delle case.

Ma andiamo con ordine e vediamo assieme il comportamento del virus in tre simulazioni differenti: “free for all”, quarantena rispettata parzialmente e quarantena “perfetta”, quella auspicata dal governo italiano.


# 1. Simulazione “free for all”

Quando il virus è arrivato in Italia, precisamente a Codogno, la circolazione pubblica era regolare: ognuno poteva andare a lavorare, uscire per un aperitivo la sera, organizzare una partita di calcetto con gli amici. Questo è il primo contesto che andremo a riprodurre nel nostro progetto.

Per la corretta riuscita dell’esperimento abbiamo preso in considerazione un tempo X, astratto e uguale in tutte e tre le simulazioni che vedremo. Esso non corrisponde precisamente a un numero totale di ore, anche perchè, altrimenti, analizzando la situazione in stato di quarantena perfetta sapremmo esattamente la data di conclusione della pandemia (e il team di Dynamic Range sarebbe in vacanza alle Maldive con milioni di euro nel conto in banca).

  • Simulazione della quarantena con 90% della popolazione libera di uscire

In questo primo esempio abbiamo imposto al sistema di far circolare continuamente il 90% della nostra popolazione italiana virtuale. I risultati sono catastrofici: il 97% delle persone ha contratto il virus, avallando quella che era inizialmente la politica del primo ministro inglese Boris Johnson.

Johnson aveva infatti in mente l’idea di superare il problema del coronavirus tramite il sistema dell’immunità di gregge. Far contagiare tutta la popolazione in un lasso di tempo breve avrebbe permesso, nella visione sua e degli scienziati che lo accompagnavano, di creare un’immunità successiva seguendo l’ipotesi che, una volta contratto il virus, l’organismo di ogni individuo lo avrebbe compreso e respinto nel caso in cui si venisse nuovamente contagiati.

Pochi giorni fa, però, lo stesso premier britannico ha ritrattato le sue stesse parole e attuato delle misure restrittive per contrastare la diffusione, poichè non è scientificamente testato che il metodo da lui proposto possa effettivamente funzionare.

Noi, basandoci sui dati di mortalità del virus comunicati dal Ministero della Salute italiano, abbiamo attestato la percentuale di morti attorno al 9%, ma nel caso in cui si verificasse il free for all siamo tenuti a credere che la mortalità crescerebbe notevolmente.

  • Legenda [bianco: popolazione sana | rosso: popolazione infetta | verde: popolazione guarita dopo l’infezione | nero: popolazione deceduta dall’infezione]

# 2. Simulazione quarantena parziale

Nella seconda simulazione abbiamo cercato di riprodurre ciò che si sta verificando in Italia in questi ultimi giorni, ossia da quando il governo ha decretato lo stato di quarantena. Molti cittadini stanno contravvenendo alle regole dettate dai vari decreti ministeriali, principalmente quello di uscire di casa solo per motivi di stretta necessità, per lavoro o per fare la spesa (al massimo una volta alla settimana). L’introduzione del meccanismo di autocertificazione e la grande mole di forze dell’ordine distribuite su tutto il territorio hanno evidenziato la presenza di tanti “furbetti” che lasciano le proprie abitazioni per motivi futili o ingiustificati.

Basandoci su ciò che abbiamo notato nel nostro comune di residenza e facendo una stima approssimativa, abbiamo stabilito nella nostra simulazione una percentuale di “coglionability” pari al 30%.

Questo dato indica il numero di pallini che abbandonano i propri rettangoli domestici per andare in giro nella nostra cittadina-nazione. Sono compresi gli individui che, correttamente, si recano a lavoro, vanno a fare la spesa o si muovono per motivazioni riguardanti la propria salute e quelli che escono senza apparente motivo logico.

  • Simulazione con 30% di popolazione libera di uscire

I risultati sono importanti e vanno evidenziati: il 66% della popolazione, in questo stato di quarantena parziale, si ammala di COVID-19. Sebbene il dato sia inferiore a quello spaventoso 97% del “free for all”, rimane comunque estremamente elevato in un contesto nel quale il virus dovrebbe circoscriversi maggiormente.

  • Grafico risultante dalla quarantena con il 30% di popolazione libera di uscire

Andiamo ora a vedere cosa accade se, tutta la popolazione virtuale italiana, rispetta le prescrizioni governative alla lettera.


# 3. Simulazione quarantena “perfetta”

La terza ed ultima simulazione che portiamo è quella che riproduce la quarantena perfetta, o quasi, che il governo italiano desidera sia applicata dai cittadini. Abbiamo imposto di uscire di casa soltanto al 10% dei nostri italiani virtuali, che rappresentano gli individui che vanno a lavoro, che escono a fare la spesa o che, comunque, sono provvisti di un’autocertificazione valida.

  • Simulazione con 10% di popolazione libera di uscire

In questo contesto abbiamo notato fin da subito, guardando scorrere il tempo fino ad arrivare al momento X, che le persone si stessero ammalando molto meno che nelle simulazioni precedenti e i casi di contagio presenti fossero un numero nettamente inferiore.

  • Grafico risultante dalla quarantena col 10% di popolazione libera di uscire

Questa impressione è confermata dai dati ottenuti al termine dell’esperimento: soltanto l’8% della popolazione è risultata affetta da coronavirus, contro il 97% del free for all e il 66% della quarantena parziale.


# Conclusioni

Il nostro esperimento giunge così al termine. Ciò che abbiamo imparato dalle simulazioni è qualcosa di confutato e indiscutibile: se rispettiamo la quarantena imposta dal governo italiano, questo incubo si concluderà senza causare ulteriori centinaia di vittime.

Perchè alla fine è di questo che si parla: proteggere i nostri cari, le persone più anziane e più esposte al virus, dimostrare rispetto verso il prossimo.

Prendere atto di ciò che sta accadendo attorno a noi, della crisi globale che ormai non è più alle porte ma è parte delle nostre vite e le condiziona inesorabilmente è un passo decisivo nel processo di crescita del nostro Paese, oltre che personale per ognuno di noi. Avere più della metà della popolazione affetta da coronavirus significherebbe perdere contro un male invisibile, che molti ancora sottovalutano e sottostimano nella sua intrinseca pericolosità.

Il coronavirus pende sulle nostre teste come una spada di Damocle e, perseguendo un comportamento irresponsabile e fuori da ogni logica in questo contesto complicato e difficile da comprendere, stiamo solamente aiutando il virus a stringere il cappio al nostro collo. Con la giusta dose di attenzione e ascoltando ciò che le istituzioni cercano di imporci da ormai due settimane possiamo arginare il contagio, alleviare la pressione sulle nostre strutture ospedaliere ormai allo stremo e tornare al più presto alla nostra regolare vita quotidiana.

Sacrificare qualche settimana di uscite con gli amici, corse al parco, divertimento all’aperto o cene al ristorante con il nostro partner significa solamente volerci bene e accelerare l’uscita da questo tunnel, ora più buio che mai.

La luce sta là, in fondo, ma per arrivarci dobbiamo unire le forze, fare squadra, lavorare duramente come collettivo.

Godete della compagnia della vostra famiglia, leggete un buon libro, dedicatevi al vostro hobby o, meglio ancora, scopritene uno nuovo che vi appassioni. E poi videochiamate gli amici, chattate con le persone a voi care, giocate online ai videogiochi, tenetevi aggiornati su ciò che accade nel mondo rovistando tra diverse fonti, guardate una serie tv o i film del vostro regista preferito.

Ma, per favore, restate a casa. Restiamo tutti a casa, uniti da una situazione di emergenza che ci rende tutti uguali, a prescindere da chi siamo e dove ci troviamo. E, una volta concluso questo periodo buio, ci renderemo conto di essere diventati più maturi di quanto mai lo siamo stati nelle nostre vite.

Con passione e amore,
il team Dynamic Range Studio

Scritto da

Gabriele Sini

Giornalista sportivo · Dynamic Range Studio